Rome Apartament  Terrace Gabrielli 

 

                        

                                                 

                                                                                                                       

Palazzo Taverna  su Monte Giordano(Orsini).
Monte Giordano è una collinetta, sembra di origine artificiale, formatasi con gli scarichi del vicino porticciolo sul Tevere.
Il primo proprietario di cui si abbia notizia è Giovanni di Roncione (o Ronzone) signore di Riano vissuto
circa la metà del sec. XII (Mons Johannìs Ronzonis).Nel 1267 abitavano su una parte dell'altura gli Stcfaneschi
e un documento vi segnala la presenza di una« torre maggiore ». Ma pochi anni dopo, nel 1286, si
ha la certezza dell'insediamento degli Orsini; esso continua peraltro ad essere indicato come il monte qui
dicitur Johannìs Roncionis; bisogna attendere i primi decenni del '300, e precisamente un atto del 1328, per
vederlo definitivamente chiamato Mons Ursinorum.Gli Orsini sono una antichissima stirpe derivata nel
XII secolo da un ramo dei Boveschi arroccato sul teatro di Pompeo.
Da Giangaetano figlio di Orso di Bobone, vissuto nel'200 nasceranno Matteo Rosso (I) e Napoleone; quest'ultimo
sarà il capostipite del ramo detto di Campo dei Fiori.Da Matteo Rosso (I) padre del pontefice Nicolò III
(1277-1280) deriveranno Gentile, capostipite dei rami di Nola. Pitigliano e Soana; Napoleone capostipite di
quello di Tagliacozzo (da cui si staccheranno i rami di Bracciano e di Gravina) ; Matteo Rosso (II) da
cui avranno origine gli Orsini di Monte Giordano (e i loro derivati Orsini Del Balzo e Orsini di Mugnano) ;
infine Rinaldo capostipite del ramo di Marino e Monterotondo.Il ramo dei duchi di Bracciano, divenuto il più importante,
si estinguerà nel 1698; subentrerà quello dei duchi di Gravina tornato a Roma dopo l'esaltazione al
pontificato di Pier Francesco arcivescovo di Benevento, col nome di Benedetto XIII (1724-1730). Il
ramo di Gravina è l'unico attualmente superstite.Oltre a due Papi, gli Orsini hanno dato alla Chiesa
numerosi cardinali, allo Stato Romano e al Regno di Napoli uomini di governo, condottieri, letterati,
ecc. Dopo la pax romana del 1511 tra Orsini e Colonna un membro di ciascuna delle due famiglie ebbe la
carica di principe assistente al soglio pontifìcio.Monte Giordano è ricordato anche da Dante, che descrivendo
il traffico dei pellegrini sul Ponte S. Angelo in occasione del Giubileo del 1300, scriveva:
« Come i Roman per l'esercito molto l'anno del giubbileo, su per lo ponte hanno a passar la gente modo colto,
che dall'un lato tutti hanno la fronte verso il castello e vanno a Santo Pietro;dall'altra sponda vanno verso il monte »
{Inferno, XVIII. 28-33).Il nome definitivo viene attribuito all'altura da Giordano Orsini figlio di Poncello di Matteo Rosso (II;
fratello di Nicolò III e capostipite di questo ramo della famiglia.Giordano Orsini fu senatore di Roma nel 1341 - l'anno
della coronazione del Petrarca e, a differenza della maggior parte dei baroni romani, si schierò dalla parte
di Cola di Rienzo e condusse una spedizione contro Giovanni di Vico prefetto di Roma e tiranno di Viterbo.
Sul monte vissero alcuni dei cardinali della famiglia tra cui il card. Giordano, il card. Latino, il cui nome,
come si è visto, è strettamente legato alla storia di S.Salvatore in Lauro ove fu sepolto, il card. Giovanni
Battista, ucciso per ordine di Alessandro VI (Borgia,stemma con il toro ancora visibile a Castel S.Angelo). Intanto l'edificio si era venuto trasformando da un munito fortilizio irto di torri in un complesso di nobili edifìci divisi tra i vari rami della famiglia: i duchidi Bracciano, i conti di Pitigliano, i signori di Marino e poi di Monterotondo.Ma solo saltuariamente veniva abitato da membri del ramo principale, che l'avevano ceduto in uso a cardinali e ambasciatori: vi dimorarono i cardinali Gonzaga- che vi ospitarono Uberto Strozzi il quale fondò qui l'Accademia dei Vignaiuoli -, il card. Ippolito
d'Este, che vi accolse più volte il Tasso, il cardinale Maurizio di Savoia che vi tenne splendida corte.
Al principio del '600 i conti di Pitigliano si trasferirono in Toscana e il loro palazzo fu acquistato dai duchi di Bracciano che lo riunirono al loro mediante un ponte; quanto al palazzo dei Signori di Monterotondo,esso era passato per eredità ai Carpegna e ai Tanari di Bologna. Nel 1688 Flavio Orsini, ultimo duca di Bracciano, oberato di debiti, era costretto a vendere il monte, dopo cinquecento anni di possesso da parte della sua famiglia, ai fratelli Pietro e Antonio Gabrielli, di antica
nobiltà romana (Gabrielli della Regola) e distinti dalla omonima famiglia di Gubbio. Angelo di Pietro Gabrielli
acquistò i marchesati di Prossedi e Roccasecca e il feudo di Pisterzo che nel 1762 furono eretti a
principato; il principe Pietro suo figlio sposò Camilla Riario Sforza da cui ebbe vari figli tra cui Mario,
marito di Carlotta figlia di Luciano Bonaparte; dalui nacque Placido che sposò la cugina .Augusta Bonaparte
e fu l'ultimo della famiglia. Anche il fratello di Augusta, il card. Luciano Bonaparte, venne ad abitare
a Monte Giordano dove morì nel 1895: così pure il ramo romano della stirpe di Napoleone i principi
di Canino legò il suo nome al monte degli Orsini.I Gabrielli, oltre a restaurare e ad ammodernare la
proprietà, la unificarono acquistando non solo la parte già dei Signori di Monterotondo ma tutte le case
intorno al monte. Pietro costruì il nuovo braccio in fondo al cortile per collegare meglio i due palazzi affrontati già dei Signori
di Bracciano e di quelli di Pitigliano; Placido eresse nel cortile del palazzo già dei Signori di Monterotondo
una torre merlata in stile medievale che fu denominata Augusta in onore della moglie.
Nel 1888, estinta la famiglia, il grande complesso edilizio fu venduto ai conti Taverna di Milano che tuttora
lo posseggono.
Monte Giordano è costituito da cinque principali e distinte unità: il palazzo più antico raccolto intorno al
cortile quattrocentesco e prospiciente verso il vicolo Domizio, il palazzo degli Orsini di Bracciano formato
dall'edificio che prospetta su via di Panico e si addossa al precedente e dall'altro che si affaccia con due
avancorpi su via di Montegiordano; tra i due edifìci si apre il voltone di accesso al cortile maggiore cui fa
da sfondo una fontana ; il palazzo dei conti di Pitigliano con corte interna e accesso, attraverso Via dei Gabrielli,
da Via dei Coronari; il palazzo dei Signori di Monterotondo con corte interna verso la piazza del Fico
e il vicolo del Montonaccio ; infine la ex chiesa dei SS.Simone e Giuda con accesso da Via di S. Simone: nel
perimetro del Monte si addossano ai palazzi Orsini altre costruzioni, anche modeste, di cui la più importante
è il palazzo Tanari in via della Vetrina.All'esterno l'edificio ha scarsa apparenza; su via di
Panico e su via di Monte-giordano prospettano le facciate cinquecentesche a scarpa del palazzo dei duchi
di Bracciano (vi si apre, al n. 35, una porta con mostra di travertino rastremata, con gli stemmi accostati
Orsini e Pamphili) che nell'ottocento hanno subito notevoli rimaneggiamenti; a tale periodo risalgono il rivestimento
a bugne regolari, il cornicione a mensole e l'architettura del monumentale voltone ad arco ribassato.
L'interno del palazzo non è visibile al pubblico ma con autorizzazione se ne può visitare il cortile che
fornisce un'idea abbastanza chiara del vasto complesso edilizio.Al voltone d'ingresso, fa da pittoresco sfondo la elegante
fontana dell'Acqua Paola disegnata nel 1618 da Felice Antonio Casoni e modificata nel '700 dai Gabrielli
come ora si vede.A sinistra è una facciata con resti di strutture medioevali,
da cui si accede al cortile quattrocentesco con scala esterna e porte marmoree sulle quali si legge il
motto Ex olympo; esso è sorto accanto ad una antica torre che potrebbe essere quella turris maior ricordata
dai documenti.Addentrandosi nel cortile maggiore si ha sulla destra il palazzo dei duchi di Bracciano con bella porta del
'400 che dà accesso agli appartamenti del 1° piano;a sinistra è il palazzo dei conti di Pitigliano in fondo
è il braccio costruito nel 1807 dall'arch. Francesco Rust per legare meglio i due edifìci e per ricavare un
nuovo scalone d'onore Oltre tale braccio è il cortile si apre il voltone di accesso al cortile maggiore cui fa
da sfondo una fontana ; il palazzo dei conti di Pitigliano con corte interna e accesso, attraverso Via dei Gabrielli,
da Via dei Coronari; il palazzo dei Signori di Monterotondo con corte interna verso la piazza del Fico
e il vicolo del Montonaccio ; infine la ex chiesa dei SS.Simone e Giuda con accesso da Via di S. Simone: nel
perimetro del Monte si addossano ai palazzi Orsini altre costruzioni, anche modeste, di cui la più importante
è il palazzo Tanari in via della Vetrina.All'esterno l'edificio ha scarsa apparenza; su via di
Panico e su via di Monte-giordano prospettano le facciate cinquecentesche a scarpa del palazzo dei duchi
di Bracciano (vi si apre, al n. 35, una porta con mostra di travertino rastremata, con gli stemmi accostati
Orsini e Pamphili) che nell'ottocento hanno subito notevoli rimaneggiamenti; a tale periodo risalgono il rivestimento
a bugne regolari, il cornicione a mensole e l'architettura del monumentale voltone ad arco ribassato.
L'interno del palazzo non è visibile al pubblico ma con autorizzazione se ne può visitare il cortile che
fornisce un'idea abbastanza chiara del vasto complesso edilizio. Al voltone d'ingresso, fa da pittoresco sfondo la elegante
fontana dell'Acqua Paola disegnata nel 1618 da Felice Antonio Casoni e modificata nel '700 dai Gabrielli
come ora si vede.A sinistra è una facciata con resti di strutture medioevali,
da cui si accede al cortile quattrocentesco con scala esterna e porte marmoree sulle quali si legge il
motto Ex olympo; esso è sorto accanto ad una antica torre che potrebbe essere quella turris maior ricordata
dai documenti. Addentrandosi nel cortile maggiore si ha sulla destra il palazzo dei duchi di Bracciano con bella porta del
'400 che dà accesso agli appartamenti del 1° piano;a sinistra è il palazzo dei conti di Pitigliano in fondo
è il braccio costruito nel 1807 dall'arch. Francesco Rust per legare meglio i due edifìci e per ricavare un
nuovo scalone d'onore Oltre tale braccio è il cortile si apre il voltone di accesso al cortile maggiore cui fa
da sfondo una fontana ; il palazzo dei conti di Pitigliano con corte interna e accesso, attraverso Via dei Gabrielli,
da Via dei Coronari; il palazzo dei Signori di Monterotondo con corte interna verso la piazza del Fico
e il vicolo del Montonaccio ; infine la ex chiesa dei SS.Simone e Giuda con accesso da Via di S. Simone: nel
perimetro del Monte si addossano ai palazzi Orsini altre costruzioni, anche modeste, di cui la più importante
è il palazzo Tanari in via della Vetrina. All'esterno l'edificio ha scarsa apparenza; su via di
Panico e su via di Monte-giordano prospettano le facciate cinquecentesche a scarpa del palazzo dei duchi
di Bracciano (vi si apre, al n. 35, una porta con mostra di travertino rastremata, con gli stemmi accostati
Orsini e Pamphili) che nell'ottocento hanno subito notevoli rimaneggiamenti; a tale periodo risalgono il rivestimento
a bugne regolari, il cornicione a mensole e l'architettura del monumentale voltone ad arco ribassato.
L'interno del palazzo non è visibile al pubblico ma con autorizzazione se ne può visitare il cortile che
fornisce un'idea abbastanza chiara del vasto complesso edilizio. Al voltone d'ingresso, fa da pittoresco sfondo la elegante
fontana dell'Acqua Paola disegnata nel 1618 da Felice Antonio Casoni e modificata nel '700 dai Gabrielli
come ora si vede. A sinistra è una facciata con resti di strutture medioevali,da cui si accede al cortile quattrocentesco con
scala esterna e porte marmoree sulle quali si legge il motto Ex olympo; esso è sorto accanto ad una antica
torre che potrebbe essere quella turris maior ricordata dai documenti.Addentrandosi nel cortile maggiore si ha sulla destra
il palazzo dei duchi di Bracciano con bella porta del '400 che dà accesso agli appartamenti del 1° piano;
a sinistra è il palazzo dei conti di Pitigliano in fondo è il braccio costruito nel 1807 dall'arch. Francesco
Rust per legare meglio i due edifìci e per ricavare un nuovo scalone d'onore Oltre tale braccio è il cortile ove prospetta il palazzo già dei Signori di Monterotondo,la cui facciata è in parte occultata dalla già ricordata «Torre Augusta» (1880). Ivi è un sarcofago romano del III sec. d.C. clic serve da fontana.Nell'interno dell'edifìcio sono notevoli nell'appartamento
Taverna, oltre al ricco arredo (comprendente anche arazzi e i noti quadri di Sebastiano Ricci), gli
affreschi eseguiti per i Gabrielli da Bonaventura Lamberti (1651-52 1721) mentre non vi è più traccia né
della « bellissima sala istoriata con buone figure » vista nel 1450 da Giovanni Rucellai, né delle opere di Girolamo
Muziano e del Cigoli citate dalle antiche fonti.Nel palazzo già degli Orsini di Pitiglìano va ricordato
l'appartamento, oggi sede dell'INARCH, preziosamente decorato tra il 1810 e il 1816 da Liborio Coccetti.

 

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